giovedì, luglio 09, 2009

PEOPLE THERE AIN'T NO GOOD





Questa sera andiamo a vedere Nick Cave al Traffic.
Nonostante le ore di macchina, il lavoro (degli altri), la distanza, lo sciopero dei benzinai, la disoccupazione, Berlusconi e le cavallette noi andiamo a vedere Nick Cave.
Alla faccia di chi ci vuole male.
postato da: Blackhair | 11:36 | commenti

martedì, luglio 07, 2009

UNDER MY SKINS





Hannah Murray
non è famosissima da noi, anche perchè ha compiuto 18 anni da poco, ma io scommetto che presto si farà notare. Per ora resta la Cassie di Skins, serie tv inglese su un gruppo di adolescenti alle prese...con quelle cose lì degli adolescenti. Ho guardato praticamente tutta la prima serie che davano su Mtv tardissimo la domenica sera causa un paio di tette mostrate ogni tanto e le parole cattive cattive. Bè insomma, diciamo che non sono diventata propriamente un'appassionata della serie, è sempre mancato qualcosa, forse il poco contatto con la realtà (ma scusa Chuck o Heroes direte voi, vabbè è diverso lì si sospendono tutte le regole no?), nel senso che certi personaggi erano così assurdi e certe situazioni così grottesche che non sono riuscita ad affezionarmi ai personaggi. Tranne uno, quello di Cassie appunto, la ragazzina svampita e con i disordini alimentari (ma sempre trattati in maniera per quanto possibile ironica) e dal viso pulito. Spero che in qualche modo Hannah Murray si faccia strada perchè ha qualcosa che mi piace, qualcosa di davvero particolare e femminile, sembra una bambola con quei capelli spampanati biondi, ma una bambola diversa dalle altre, quella che sta da una parte e non nel mucchio.
In realtà Skins aveva diversi punti posivitivi, primo su tutti la fotografia, che rimandava un po' a quella delle riviste per i giovani indie esteti, la colonna sonora, sempre molto curata e mirata, e gli attori, tutti bravi e belli (più o meno). Chissà magari recupererò la seconda serie nella disperazione d'agosto, o magari invece deciderò di fare un corso di database, di excel, di cucina macrobiotica, di taglio e cucito. O forse deciderò di non fare proprio niente e continuare a postare foto di giovani promesse dello spettacolo. Enjoy!
postato da: Blackhair | 15:15 | commenti

venerdì, giugno 26, 2009

A SMALL BLUE THING





Stasera vado a vedere Suzanne Vega in concerto dopo tantissimo tempo. In realtà non è un vero e proprio concerto, infatti l'evento è "La Vertgine dell'invisibile" , al Teatro Dal Verme di Milano, e prevede una conferenza in cui si confronteranno Bernard-Henri Lévy, imprenditore, filosofo, giornalista francese e Claude Lanzmann, regista parigino (Shoah, Un vivo che passa...) sui diritti umani. Poi ci sarà il concerto di circa un'ora.
L'ultima volta che ho visto Suzanne Vega in concerto eravamo in una piazzetta, una piazzetta di una città come Cesena o Cesenatico, non ricordo bene, e lei alternava canzoni a poesie e l'atmosfera era quanto di più intimo ci possa essere. Ecco, la voce di Suzanne Vega è proprio così, intima, amichevolmente calda, così morbida che ti viene voglia di accarezzarla.
E i suoi testi, le parole, la sua capacità di descrivere il quotidiano e le piccole cose che colpiscono la sua attenzione ha dell'incredibile. Ancora ricordo un post scritto da Inkiostro dove analizzava, anzi no il termine "analizzare" è troppo freddo, dove raccontava interpretandola con riferimenti alle sue poesie e alla sua vita, la canzone Rosemary che si trova solo come inedito nei suoi best.
L'entusiasmo con cui Ink riporta le immagini del testo è esattamente quello che si prova di fronte a qualunque cazone di Suzanne Vega, da Small Blue Thing, in cui la cantante si vede come un piccolo oggetto di quelli che potrebbero decorare i nostri mobili, giocattolo nelle mani di lui, rotonda con la testa sulle ginocchia, posizione fetale a tutti noi familiare, alla semplicità di Stockings, per cui il limite tra l'amore e ll'amicizia si trova nella linea di confine tra le calze (dell'amica) e la sua pelle nuda, alla più celebre Solitude Standing, in cui la solitudine si fa personaggio, nera silhouette del tardo pomeriggio.
La forza di Suzanne Vega sta proprio nel suo sussurrare verità ed emozioni, mai volgare, mai urlatrice, forse per questo anche maggiormente ignorata da un pubblico che vuole sempre essere stupito e destabilizzato.
Per me rimane una delle mie cantautrici preferite di sempre e non vedo l'ora di ritrovarmi ad ascoltare nuovamente la sua voce e le sue parole. Enjoy!




"The Queen and the Soldier"
, "World before Columbus" - Suzanne Vega
postato da: Blackhair | 11:37 | commenti

martedì, giugno 23, 2009

BORSE E MAGLIETTE!

Il disegno è sempre stato la mia passione. Prima ancora che capissi come mi stessero bene i sandali di Vic Matié e che preferisco il Mac al Pc, ero circondata dai fumetti americani di mio fratello e mio cugino e giù a ricopiare strafighe in tutina aderente con una preferenza verso gli X-men e lo stile dettagliato di Jim Lee e qualche anno più tardi di Gen13 e delle linee arrotondate di J. Scott Campbell. Poi sono arrivati i manga di Masakazu Katzura e le sue perfette mutandine e mi ero messa in testa di disegnare il mio manga personale con personaggi dai nomi quali Kakami e Masatsu, che effettivamente non so neanche se esistano in Giappone, ma ecco dicamo che suonavano giapponesi e per me era abbastanza.





A 18 anni ho finalmente smesso di copiare fumetti e ho scoperto il mondo dell'illustrazione, grazie al mio maestro, Giacinto Gaudenzi, un uomo meraviglioso di cui ho già parlato e di cui non mi stancherò mai di tessere le lodi. Giacinto mi ha insegnato a stendere il colore, che fosse tempera, acquerello o olio, mi ha insegnato a privilegiare un elemento nell'immagine rispetto ad un altro, mi ha insegnato che se vuoi dire qualcosa a volte è meglio nasconderla nel disegno, mi ha insegnato a comunicare tramite i miei lavori.





Grazie al sito di oggetti fatti a mano Etsy, ho trovato un ulteriore modo di utilizzare i miei disegni e poterli proporre al pubblico: farne borse e magliette e stampe in vendita. Una soddisfazione incredibile veder stampati e indossati i propri disegni. Davvero unica. Il sito è internazionale per cui in inglese (ho tradotto le descrizioni così che siano comprensibili a tutti) e con i prezzi in dollari ed è molto intuitivo e divertente. Si può navigare tra le diverse offerte degli artigiani che propongono giocattoli, abiti vintage, biglietti d'auguri e appunto t-shirt e borse, divisi in categorie "handmade" (oggetti fatti a mano), "vintage" (vestiti vintage rimessi a nuovo), "supplies" (materiali con cui realizzare i vostri oggetti), e con un clic acquistare il prodotto che preferite.
L'unico problema è la dipendenza da shopping online!
Forza, andate e annunciate la buona novella: il negozio di Blackhair è aperto!
postato da: Blackhair | 09:37 | commenti

venerdì, giugno 19, 2009

E VISSERO...





Le principesse delle favole sono insopportabili. Sempre bellissime, intelligenti, buone come il pane, che affrontano praticamente indifferenti e passive le innumerevoli sfighe che gli capitano per ritrovarsi poi felicemente sposate con figoni straricchi, o futuri re. Biancaneve è forse la peggiore, la più bella del reame, di un tonto che levati, Cenerella poi, con il suo vestito finto Vera Wang la cui bellezza è rappresentata dal  piedino 34 che manco Kylie Minogue riuscirebbe a portare. E Raperonzolo, ma vi ricordate Barbie Raperonzolo???
Dina Goldstein, brillante fotografa canadese, ha deciso di dare una lezione a tutte queste principesse sul pisello riservando per loro un futuro non proprio felice e contento. Nella sua serie Fallen Princesses possiamo scoprire cosa è successo alle eroine perfettine delle più famose fiabe, da Biancaneve, appunto, desperate housewife frustrata con i suoi 10 figli e al suo fianco un principe infantozzito, a Cenerentola che affoga i suoi dispiaceri in un barrazzo tarantiniano, alla Bella de La Bella e la Bestia,che per rimanere tale è costretta a ricorrere a botox e chirurgia estetica. Ce n'è davvero per tutti i gusti, Jasmine trasformata in guerrigliera, Cappuccetto Rosso sformata dai troppi Big Mac, La Bella Addormentata nel Bosco in una casa di riposo per anziani con il suo principe ormai settantenne.







La mia preferita è però Raperonzolo, che senza il suo parruccone/liana sembra un po' Britney Spears quando era impazzita e si era rasata.
Una galleria di foto davvero interessante e divertente per la sua originalità, la qualità del lavoro e la rilettura dell'immaginario fiabesco con occhio moderno.
Se provate un sottile piacere guardando le immagini, non sentitevi in colpa, lo sappiamo tutti che un po' se lo meritavano. Enjoy!


postato da: Blackhair | 10:58 | commenti

lunedì, giugno 15, 2009

PICTURE ME





Ah le modelle. Icone generazionali di bellezza o simbolo del vuoto apparire. Amate al punto da essere invidiate e emulate o odiate come cattivi esempi buoni per essere sbirciati da lontano.
Il lavoro delle modelle è assurdo. E' quanto di più contraddittorio posso esserci nella nostra società. Allettante dal punto di vista economico, interessante per l'opportunità di viaggiare e di conoscere persone importanti e dall'aura affascinante, si riduce spesso ad essere un lavoro senza diritti nè tutele, dove il ricatto è la moneta di scambio e lo stress e le pressioni a cui si è sottoposti sono indicibili. Il corpo diventa un oggetto, che non appartiene più alla persona in sè, ma a tutta una squadra di fotografi e assistenti che toccano, girano, tolgono, pretendono. e che possono decidere di te e della tua carriera vista l'intercambiabilità tipica del ruolo. Il tutto si aggrava quando davanti all'obiettivo ci sono ragazzine i cui 14 anni sono considerati maggiore età e che non hanno sviluppato alcun senso critico per poter comprendere le situazioni che si presentano davanti a loro nè che hanno la forza di opporsi ad abusi fisici o psicologici.
La verità sulle modelle non è cosa nuova, l'allarme verso le modelle anoressiche torna puntuale ogni anno, così come ogni anno tornano ragazze sempre più magre in passerella, come nulla fosse stato detto, togliendo ancora una volta credibilità a chi nel mondo della moda lavora davvero e con serietà. Il perpetuarsi di questi atteggiamenti resi regola da moltissime società porta così a screditare l'industria  stessa della moda, sempre più in crisi in questo periodo e sempre più concepita come un mondo vacuo fatto di lucine luminose e poca cultura.





Fortunatamente c'è chi non si arrende a tutto questo, le agenzie non sono tutte gestite da maniaci schiavisti e i primi "sindacati" per difendere il lavoro delle modelle sono già nati. L'importante è parlare, sempre e comunque, è nel silenzio che crescono e restano impunite le ingiustizie Lo sa bene la modella e ora regista di documentari Sara Ziff. Bellissima, la Ziff ha cominciato a lavorare come modella a 14 anni per Calvin Klein, guadagnando fino a 150.000 dollari al giorno. Fidanzata all'epoca con Ole Shell, studente di cinema all'università, ha cominciato 5 anni fa a riprendere e documentare la propria carriera di modella dietro le quinte. Ben presto quello che doveva essere un esercizio, un divertissement, ha preso la forma del documentario di denuncia, le ragazze si confessavano davanti alla telecamera, raccontando le loro storie, quasi sempre di abusi di potere e di crolli fisici e mentali. Picture me è diventato così un film-documentario vero e proprio che sta raccogliendo menzioni d'onore (ha vinto il Gran Premio del Pubblico al Film Festival  Internazionale di Milano) e critiche positive nei diversi festival cinematrografici europei. In attesa e nella speranza che venga distribuito ecco il trailer ufficiale:

Picture Me Trailer
postato da: Blackhair | 13:16 | commenti

giovedì, giugno 11, 2009

BUT I HAVE JUST MEMORIES





Per anni durante la mia infanzia l'unica vacanza è stata andare in campeggio con la roulotte degli zii al campeggio Stella Maris di Marotta. Per due settimane se andava bene si stava al mare, si ciabattava, si cercava di far passare il tempo alla meglio. Io il campeggio da bambina l'ho sempre odiato, primo perchè ero un po' asociale e finivo per restare tutto il tempo con mio fratello senza conoscere nessun altro bambino (ma guardando con invidia tutti quelli che giocavano tra loro), secondo perchè c'erano gli orrendi bagni pubblici e terzo perchè dovevamo parlare coi vicini di roulotte, sempre vecchi in canotta e panzone o tedeschi aragostati coi quali comunicare era imbarazzante.
Non posso però negare che momenti di divertimento ce n'erano. I miei ricordi offuscati li riducono a quando pioveva e il campeggio si allagava e ci trovavamo tutti in una situazione di emergenza, a stoppare i tombini dalle foglie e a mangiare pizza improvvisata sul letto e quando veniva a trovarci nostro cugino e improvvisamente da due diventavamo tre e quindi un gruppo e i miei genitori ci portavano al parco giochi tra calci in culo e minigolf.





Questo week end sono stata a casa a Urbino e ho scovato un sacco di materiale prezioso, foto che non avevo dimenticato, ma che avevano bisogno di una bella spolverata e di essere scansionate. Liceo, feste, viaggi e queste. Courtesy of my dad che è sempre stato il fotografo più bravo della famiglia e che ci ha torturato per anni inseguendoci con l'obiettivo della sua Nikon. Bè tanto male non ha poi fatto se grazie a lui l'effetto madeleine si è scagliato su di me spingendomi a postare qui i miei ricordi e strappandomi più di un sorriso. Enjoy.
postato da: Blackhair | 09:56 | commenti (4)

martedì, giugno 09, 2009

SOON TO COME...


postato da: Blackhair | 16:12 | commenti (2)

mercoledì, giugno 03, 2009

A SORTA FAIRYTALE





E' da un po' che aspetto il ritorno del fantasy, quello bello, gotico, ambiguo e se vogliamo anche un po' perverso. Quello che attinge a favole spesso e volentieri crudeli, quelle che facevano davvero paura ai bambini e non sempre si capiva se finissero bene o male, ma anche quello malinconico, che parla di un passato magico che non c'è più o forse non c'è mai stato.
Dopo Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, che ha ridato il via al genere tanto sfruttato negli anni '80 portandosi dietro tutta una serie di sfaceli e obbrobri inguardabili, sono riuscita raramente a consolarmi e a trovare soddisfazione nelle diverse pellicole fatate. Poche eccezioni quali Il Labirinto del Fauno di Guillelmo del Toro, Mirrormask di Dave McKean e Neal Gaiman (visivamente parlando, la storia è un po' yahwn) e qualche Pirata dei Caraibi (il primo per intero e il secondo per metà) si salvano nella mia memoria dalla caterva di Narnie, Brendanfrasers e vampiri ansimanti che mi sono sorbita alla ricerca di qualcosa che potesse restituirmi l'emozione dell'evasione propria del genere.



(Altre foto nel sito della fotografa Kate Friend)

Finchè l'altro giorno leggendo Lula Mag, mi sono imbattuta nel breve (ma ricco di immagini) articolo su The Continuing And Lamentable Saga Of The Suicide Brothers. A quanto pare Rupert Friend e Tom Mison, due giovini attori inglesi noti a noi per particine che appunto non ricordiamo, scrivono una storia intitolata come sopra e convincono i propri amici a farne un film: due fratelli tutti i giorni alle due provano ad uccidersi in modi diversi, fallendo miseramente a causa dell'intervento costante della loro fata protettrice. Questo lo scheletro iniziale che non ho idea di come si sviluppi, ma che mi ha intrigato da subito assieme alle atmosfere scure e misteriose e ai bei costumi. Ah dimenticavo, il film (o corto? speriamo sia almeno un lungometraggio ma non si capisce bene) è diretto dai Brownlee Brothers, che hanno girato un sacco di videoclip ma soprattutto Rupert Friend è al momento il fidanzato di Keira Knightley che dunque interpreta la fata come solo lei può con quella faccia lì. Guai a chi dice che avere gli amici giusti non conta niente nella vita!
Date le buone premesse spero che in qualche modo arrivi anche a noi e sia meglio di un Eragon qualunque, intanto aspetto buona buona Lo Hobbit sempre incrociando le dita...
postato da: Blackhair | 19:33 | commenti

martedì, maggio 19, 2009

postato da: Blackhair | 10:46 | commenti